Iran: Confesercenti-CER, se tregua regge possibile recuperare +6,6 miliardi di Pil e +4,6 miliardi di consumi entro la fine del 2027

Dalla pace in Iran passa anche un pezzo della crescita italiana. Se l’attuale tregua per i colloqui di pace aprisse la strada a una normalizzazione dei rapporti nella regione, l’impatto per la nostra economia potrebbe essere rilevante, con circa 6,6 miliardi di euro di crescita aggiuntiva del Pil e un recupero di 7,9 miliardi del potere d’acquisto nell’arco di due anni, pari a oltre 300 euro per famiglia. È quanto emerge dal confronto tra lo scenario del conflitto e la fase di tregua, elaborato con il modello econometrico CER per Confesercenti.

Pil e inflazione. Rispetto a un’ipotetica prosecuzione del conflitto, una pace duratura porterebbe a una maggiore crescita del pil di 2 miliardi nel 2026 e di 4,6 miliardi nel 2027. A sostenere il miglioramento sarebbe soprattutto la progressiva frenata dell’aumento dei prezzi: con un eventuale accordo l’inflazione crescerebbe infatti del +2,6% quest’anno e del +1,5% il prossimo, mentre con ostilità non concluse gli aumenti toccherebbero il +2,8% nel 2026 e il +2,1% nel 2027. Un rallentamento legato alla previsione di rientro delle tensioni sugli energetici, il cui aumento si fermerebbe al 4,5% nel biennio, contro il 22,3% previsto in caso di persistenza della crisi: una differenza che spiega gran parte del diverso impatto sui redditi reali e sulla capacità di spesa delle famiglie.

Potere d’acquisto e consumi. La minore inflazione darebbe una spinta di circa +7,9 miliardi al potere d’acquisto delle famiglie nel biennio: +2,6 miliardi quest’anno e +5,3 nel 2027. Un recupero significativo, perché misura in termini concreti l’effetto della minore inflazione sui bilanci domestici: non si tratta solo di un miglioramento macroeconomico, ma di risorse che tornano potenzialmente disponibili per consumi delle famiglie. Che infatti aumenterebbero di 4,6 miliardi – +1,4 quest’anno e +3,2 miliardi nel 2027 – rispetto a uno scenario di prolungamento della crisi.

L’eventuale e auspicabile rientro definitivo della crisi avrebbe un impatto positivo sulle dinamiche di crescita della nostra economia. In particolare, per il recupero di potere d’acquisto e consumi, grazie all’alleggerimento dell’inflazione: un passaggio decisivo per l’economia di prossimità, che dipende in larga misura dalla capacità di spesa corrente delle famiglie”, commenta Nico Gronchi, Presidente di Confesercenti. “È un auspicio, non un risultato già acquisito. La tregua e la ripresa dei colloqui rappresentano un segnale positivo, ma il quadro resta fragile e non è scontato che il percorso avviato si traduca in una stabilizzazione duratura dell’economia globale. Nel frattempo, però, non va abbassata l’attenzione sulle famiglie e sulle imprese del territorio, che hanno già pagato un prezzo rilevante allo shock geopolitico, tra aumento dei costi energetici, inflazione e riduzione della capacità di spesa”.

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