Confesercenti Grosseto premia le imprenditrici maremmane

Un riconoscimento concreto alle storie di alcune imprenditrici che si sono distinte nei rispettivi settori

Un momento di riflessione sull’imprenditoria femminile e, allo stesso tempo, un riconoscimento concreto alle storie di chi ogni giorno fa impresa sul territorio. È questo il cuore del convegno organizzato da Impresa Donna Confesercenti a Grosseto, dedicato al tema dell’imprenditoria femminile in Maremma e alla valorizzazione di alcune imprenditrici che si sono distinte nei rispettivi settori.

L’iniziativa, dal titolo “Riconoscimenti e storie di imprenditrici del territorio”, ha visto la partecipazione delle istituzioni e del sistema associativo. Ad aprire l’incontro i saluti della prefetta Paola Berardino, del vicepresidente della Provincia Valentino Bisconti e di Olga Ciaramella. Presente il vicepresidente provinciale Confesercenti Massimiliano Mei mentre l’assessore regionale Leonardo Marras ha mandato un saluto.

Durante l’evento sono state premiate otto imprenditrici che rappresentano settori diversi dell’economia locale, dal commercio al turismo, dalla ristorazione ai servizi:

  • Erika Morselli, pubblico esercizio a Monticello Amiata
  • Giulia Cardini, impianto di carburante Cardini Edo e Lazzerini Manola a Follonica
  • Francesca Verdi, negozio Scampoli & Merceria a Grosseto
  • Stefania Lo Forte, bar Il Puntone e bottega Il Paniere al Puntone di Scarlino
  • Alessandra Francini, parrucchiera a Bagno di Gavorrano
  • Naomi Balsamo, consulente finanziaria a Grosseto
  • Martina Zullo, pizzeria La Pala Magica a Gavorrano
  • Anna Barberini, glamping BeVedetta a Scarlino

Storie diverse, ma accomunate dalla capacità di trasformare competenze e passione in attività imprenditoriali radicate nel territorio. A sottolineare il valore dell’iniziativa è stata Ambra Passaro, presidente provinciale di Impresa Donna Confesercenti. «L’iniziativa di oggi non è soltanto un momento celebrativo – ha spiegato – ma un’occasione di riflessione sul ruolo strategico dell’imprenditoria femminile nello sviluppo della provincia di Grosseto». Passaro ha ricordato come le imprese guidate da donne siano diffuse sia nel capoluogo sia nei piccoli centri, dove spesso rappresentano «non solo un’attività economica, ma anche un vero presidio sociale», capace di mantenere vivi i centri storici, sostenere l’attrattività turistica e garantire servizi alle comunità locali.

Le attività femminili operano infatti in molti dei settori che caratterizzano l’economia maremmana: commercio, turismo, accoglienza, artigianato, servizi alla persona e alle imprese, oltre all’enogastronomia.
«Sostenere l’impresa femminile – ha aggiunto – significa rafforzare le filiere strategiche del territorio». Accanto ai punti di forza, il convegno ha evidenziato anche alcune difficoltà strutturali: molte imprese femminili sono micro o piccole realtà con limitata capacità di capitalizzazione, mentre l’accesso al credito e la transizione digitale richiedono investimenti e competenze. Rimane inoltre centrale il tema della conciliazione tra lavoro e vita familiare. Secondo Passaro servono strumenti finanziari adeguati, percorsi di educazione economico-finanziaria, accompagnamento alla digitalizzazione e reti tra imprese per superare i limiti dimensionali. In Maremma la presenza di imprese femminili risulta complessivamente in linea con la media regionale e nazionale. Tuttavia il quadro cambia se si guarda alle imprese giovanili, dove il trend appare meno positivo.

Per settori, il turismo mostra una sostanziale tenuta, mentre nei servizi – in particolare nelle professioni – si registra una crescita: +8% a livello nazionale, +5% in Toscana e circa +3% nella provincia di Grosseto. Sul tema dei dati è intervenuto anche Andrea Biondi, direttore provinciale di Confesercenti, che ha invitato a una lettura realistica del fenomeno. «L’imprenditoria femminile non è automaticamente una storia di crescita – ha spiegato –. Il sistema nel suo complesso resiste, ma cambia pelle, espellendo alcune forme di impresa e privilegiandone altre». Secondo Biondi il calo delle imprese femminili non va letto solo come una diminuzione numerica, ma come il segnale di una maggiore fragilità strutturale: molte attività operano in settori più esposti e con minori strumenti di difesa. «Il punto – ha aggiunto – non è chiedersi quante imprese femminili ci siano, ma quante riescano a restare nel tempo senza consumare capitale umano ed economico». Da qui la necessità di creare un ecosistema economico più favorevole: accesso al credito, reti tra imprese, competenze digitali e politiche che rendano sostenibile fare impresa. Il convegno si è concluso con un messaggio condiviso: l’imprenditoria femminile rappresenta una componente strutturale dell’economia maremmana e un fattore di sviluppo per il territorio.

«Quando riconosciamo queste storie – ha concluso Passaro – riconosciamo il valore di un patrimonio imprenditoriale competente e radicato. Sostenere le imprese guidate da donne significa investire nel futuro della provincia di Grosseto». A supportare l’evento come partner Enegan.

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