La Presidente Quaresmini: “Il commercio di prossimità è un’infrastruttura economica e sociale che contribuisce alla sicurezza e alla vivibilità dei quartieri e dei paesi”
Dal 2019 al 2025 la rete del commercio al dettaglio si è ridotta dell’11,2% con una perdita di ricchezza stimata in oltre 204 milioni di euro. Crollano gli addetti indipendenti. A pesare sono anche lo spostamento degli acquisti e la crescita delle quote di mercato dei grandi marketplace internazionali, che portano fuori dal territorio una parte rilevante del valore generato dai consumi. Due gazebo a Brescia per firmare la proposta di legge sulla rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità.
Settanta euro su cento: è qui che si decide una parte importante del futuro economico dei territori. Secondo le stime di Confesercenti, per ogni 100 euro spesi nelle attività fisiche, 70 rimangono nell’economia locale. Quando la stessa somma viene spesa sui grandi marketplace internazionali, invece, 70 euro prendono la strada opposta e si delocalizzano. Nel primo caso la spesa alimenta occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità; nel secondo, una quota consistente di quel valore esce dal circuito economico locale.
Da questo confronto prende le mosse la mobilitazione promossa da Confesercenti in tutta Italia nelle giornate di mercoledì 9 e giovedì 10 settembre. A Brescia sarà possibile firmare mercoledì 9 settembre, dalle 16.30 alle 19.30, in via Salgari 2, e giovedì 10 settembre in piazza Vittoria, all’angolo con via XXIV maggio dalle 8.30 alle 12.45. Saranno allestiti due gazebo ai quali i cittadini potranno sottoscrivere la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”. L’obiettivo nazionale è raccogliere 50.000 firme e portare nell’agenda politica un fenomeno che sta modificando la struttura economica e sociale delle città, dei quartieri e dei piccoli comuni. La proposta ha già raccolto quasi 40.000 sottoscrizioni e l’adesione di centinaia di amministratori locali, tra sindaci, assessori e consiglieri comunali e regionali, dai borghi ai capoluoghi.
I numeri elaborati da Confesercenti misurano la profondità del cambiamento. Tra il 2019 e il 2025 la provincia di Brescia ha perso 1.361 imprese del commercio al dettaglio, passando da 12.153 a 10.792 attività, con una contrazione dell’11,2% e una perdita di ricchezza stimata in 204,15 milioni di euro. È la quota bresciana di un fenomeno che, nello stesso periodo, ha “delocalizzato” a livello nazionale circa 16,7 miliardi di euro di spesa delle famiglie per effetto combinato della riduzione dei punti vendita fisici e dello spostamento dei consumi verso le grandi piattaforme internazionali di e-commerce.
Nel solo capoluogo le imprese sono scese da 2.667 a 2.380: 287 attività in meno, pari al 10,8%, e oltre 43 milioni di euro di valore sottratto al territorio.
L’incrocio con i dati occupazionali mostra una trasformazione altrettanto significativa. Nell’intera provincia gli addetti complessivi del comparto sono diminuiti di 1.272 unità, passando da 31.565 a 30.293, con una flessione del 4%. Dietro questo saldo si muovono però dinamiche opposte: i dipendenti sono aumentati di 1.254 unità, pari al 7%, mentre gli addetti indipendenti sono diminuiti di 2.526 unità, il 18,6% in meno. Anche in città, nonostante la scomparsa di 287 imprese, gli addetti totali sono cresciuti dell’8,4%, sostenuti dall’aumento del lavoro dipendente, mentre gli indipendenti si sono ridotti del 18,2%. Il quadro restituisce una rete commerciale più rarefatta, nella quale arretra soprattutto il lavoro autonomo e l’occupazione tende a concentrarsi in un numero inferiore di imprese.
«Questi numeri ci dicono che la desertificazione commerciale non coincide soltanto con l’abbassarsi di una saracinesca: quando un’attività chiude, il territorio perde lavoro autonomo, servizi, relazioni e una parte della ricchezza prodotta dai consumi – dichiara Barbara Quaresmini, presidente di Confesercenti Lombardia Orientale –. Il commercio di prossimità è un’infrastruttura economica e sociale che contribuisce alla sicurezza e alla vivibilità dei quartieri e dei paesi. L’e-commerce può rappresentare un’opportunità, soprattutto quando si integra con la rete fisica e permette anche alle piccole imprese di raggiungere nuovi mercati. Diverso è l’effetto dei grandi marketplace internazionali, verso i quali si sposta una quota di consumi che non alimenta più l’economia del luogo in cui vive l’acquirente. Per questo chiediamo ai cittadini di sostenere la proposta di legge: occorrono strumenti concreti per rigenerare le aree commerciali, accompagnare il ricambio imprenditoriale e impedire che città e piccoli comuni si impoveriscano progressivamente».
La tendenza bresciana si inserisce in uno scenario più ampio. Nel territorio della Lombardia orientale, comprendente Brescia, Cremona e Mantova, in sei anni sono scomparse 2.572 imprese, il 13,2%, con una perdita di ricchezza stimata in 385,8 milioni di euro. Gli addetti complessivi sono diminuiti di 3.354 unità e quelli indipendenti di 4.404, pari al 20%.
In Lombardia le imprese del commercio al dettaglio sono passate da 95.035 a 83.484, con 11.551 attività in meno, mentre a livello nazionale la riduzione ha raggiunto quota 111.455 imprese, il 13,4% del totale. Confesercenti stima una perdita di ricchezza pari a 1,73 miliardi di euro in Lombardia e 16,72 miliardi in Italia.
Il conto economico, tuttavia, fotografa soltanto la parte quantificabile della desertificazione: restano fuori la minore disponibilità di beni e servizi e gli effetti sul presidio urbano, sulla sicurezza, sulla coesione sociale e sulla qualità della vita.
Con la raccolta firme del 9 e 10 settembre Confesercenti vuole trasformare il conto della desertificazione commerciale in una questione politica ed economica misurabile, sulla quale costruire interventi di rigenerazione urbana e strumenti capaci di sostenere i servizi di prossimità. Firmare significa scegliere dove far rimanere la ricchezza prodotta dai consumi: nel proprio territorio oppure lontano dalle comunità che l’hanno generata.
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