Banchieri: “Ringraziamo il Presidente Cirio e gli assessori per l’appoggio dato alla nostra raccolta di firme. Il commercio di prossimità agisce infatti come una vera e propria infrastruttura territoriale”
Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha sottoscritto oggi come privato cittadino la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità. La proposta sostiene il commercio di prossimità e punta a istituire, anche in Piemonte, delle Zes, Zone economiche speciali in grado di garantire un contesto normativo, burocratico e fiscale più favorevole alle piccole imprese del settore e introduce le Zone Economiche Speciali di Prossimità, le ZESpro. L’obiettivo è individuare aree nelle quali sarà possibile rendere più semplice sostenere le attività commerciali attraverso misure specifiche come agevolazioni fiscali, contributi e procedure amministrative più snelle. È previsto anche un Fondo nazionale destinato agli interventi di rigenerazione del commercio urbano.
«Come privato cittadino ho voluto sottoscrivere questa proposta perché sono convinto della bontà delle istanze che porta. Sono le stesse alla base dell’azione di governo che insieme alla giunta, e in particolare all’assessore al Commercio Paolo Bongioanni, stiamo portando avanti. Quando parliamo di commercio di vicinato parliamo dei nostri paesi, dei quartieri, delle strade che viviamo tutti i giorni. Un negozio aperto garantisce posti di lavoro, dà un servizio alla comunità ed è anche un presidio: una strada con le serrande alzate e le luci accese è una strada anche più sicura e più controllata e questo conta nei quartieri, come nei piccoli centri. In Piemonte in questi anni abbiamo investito sui Distretti del commercio e intendiamo continuare su questa strada, aiutando chi vuole restare, chi vuole investire e chi decide di aprire una nuova attività» dichiara il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio.
Oggi, hanno sottoscritto la proposta anche gli assessori alla Sicurezza e Enti Locali, Enrico Bussalino, alla Sanità Federico Riboldi e alle Attività Produttive, Andrea Tronzano.
La Regione Piemonte, dal 2020 al 2026, ha destinato circa 41,6 milioni di euro al comparto, puntando soprattutto sui Distretti del commercio: realtà nelle quali Comuni e attività commerciali lavorano insieme: le associazioni di categoria grazie anche al sostegno di professionisti partecipano alla costruzione dei progetti con l’obiettivo di individuare soluzioni per rendere più competitivo il commercio di vicinato.
A oggi i distretti sono 103. Di questi, 87 sono già istituiti e 16 sono ancora in fase di costituzione. I distretti urbani sono 56 e riguardano un solo Comune. Quelli diffusi sono 47 e coinvolgono più Comuni dello stesso territorio. Le amministrazioni comunali coinvolte sono in tutto 533, quasi la metà dei Comuni piemontesi. I progetti cambiano da territorio a territorio. Possono riguardare le vie commerciali oppure servire a sostenere i negozi che vogliono rinnovarsi. In altri casi aiutano nuove attività o interventi per rendere più attrattivi i centri urbani. Almeno il 30 per cento delle risorse sono direttamente destinate alle imprese del commercio, agli esercizi di vicinato e alle attività di somministrazione.
«Ringraziamo il presidente Cirio e gli assessori per l’appoggio dato alla nostra raccolta di firme – dice il presidente di Confesercenti Piemonte, Giancarlo Banchieri – Dopo tanti sindaci e amministratori piemontesi, il fatto che anche loro abbiano voluto appoggiare pubblicamente la nostra iniziativa è un fatto estremamente significativo: dimostra la sensibilità verso tematiche che non riguardano soltanto una categoria, ma anche il futuro delle nostra comunità e il modello di vita e di consumi che vogliamo far prevalere. Il commercio di prossimità agisce infatti come una vera e propria infrastruttura territoriale: attorno a ogni attività si muovono occupazione diffusa, redditi, immobili attivi, servizi professionali, manutenzioni, tributi locali e una rete di beni e servizi accessibili, cui si aggiungono presidio degli spazi urbani, sicurezza e coesione sociale.
La progressiva riduzione delle attività commerciali fisiche, insieme al cambiamento delle abitudini di acquisto, modifica profondamente questo equilibrio. Del resto, i numeri del commercio in Piemonte giustificano e spiegano ampiamente la necessità di questa legge e – piu in generale – di politiche mirate a favore di negozi e mercati. Tra il 2019 e il 2025 il Piemonte ha perso 6.528 imprese nel commercio, pari al 12,6%, e 10.917 addetti , pari all’8,9%. La ricchezza perduta per il territorio ammonta a 979,2 milioni, “delocalizzati” dai punti vendita fisici verso le grandi piattaforme web. Secondo le nostre stime, per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 restano nel circuito economico locale, attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità; quando la stessa cifra si sposta sui grandi marketplace, circa 70 euro escono dal territorio. Una deriva pericolosa che con la nostra porposta di legge vogliamo contrastare e invertire».
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