Brescia e provincia si avvicinano al Ferragosto 2026 con presenze turistiche in tenuta e livelli di occupazione positivi, soprattutto sui laghi e in montagna. Ma dietro ai numeri emerge un fenomeno che preoccupa gli operatori: la crescita delle presenze non si traduce più automaticamente in un analogo aumento della ricchezza generata sul territorio. A questo si aggiungono gli effetti del caldo estremo, che nelle ultime settimane ha svuotato i centri storici nelle ore centrali della giornata, con conseguenze dirette su commercio e pubblici esercizi.
I NUMERI DELL’OCCUPAZIONE
Nelle prossime due settimane i dati sulle presenze confermano la tenuta della provincia di Brescia. Il tasso di occupazione provinciale, secondo i risultati di un’indagine condotta presso le realtà ricettive associate, si attesta attorno al 65%, con tariffe in aumento e un dato destinato verosimilmente a crescere con le prenotazioni last minute.
Sul Lago di Garda l’occupazione è già oltre il 73% , anche in questo caso con prezzi in crescita. L’andamento degli hotel è in linea con gli anni precedenti, mentre si registra un leggerissimo calo per i bed & breakfast. Le tariffe per notte oscillano da un minimo di 74 euro a un massimo di 1.300 euro, a conferma di un’offerta molto ampia e diversificata. Tiene, considerate le condizioni climatiche, anche la città di Brescia, nonostante le temperature record registrate nelle ultime settimane. Bene anche la montagna, favorita dalle temperature degli ultimi giorni, con tassi di occupazione già superiori al 70% circa.
Ma il dato più significativo arriva dal Sebino: il tasso di occupazione più alto dell’intera provincia si registra sul Lago d’Iseo, che si conferma una delle destinazioni in maggiore crescita del territorio bresciano.
L’EFFETTO DEL CALDO ESTREMO
L’ondata di caldo che sta interessando l’intera provincia sta producendo effetti pesanti su commercio e ristorazione. Nelle ore centrali della giornata i centri storici si svuotano e le soste in bar, ristoranti e negozi si riducono drasticamente. Solo in serata si registra una ripresa, che tuttavia non è sufficiente a recuperare le perdite accumulate durante il giorno.
Molte imprese segnalano una contrazione del fatturato, in numerosi casi superiore al 20-25%, proprio nelle settimane che tradizionalmente garantiscono una delle quote più rilevanti degli incassi annuali. Al calo della clientela diurna si aggiunge inoltre l’aumento dei costi energetici per la climatizzazione e per il mantenimento della catena del freddo.
Barbara Quaresmini, presidente di Confesercenti Lombardia Orientale, dichiara: «Le attività commerciali e i pubblici esercizi vivono una situazione paradossale: proprio nel periodo di maggiore afflusso turistico registrano meno clienti durante il giorno e, allo stesso tempo, costi energetici sempre più elevati. Il cambiamento climatico non è più solo una questione ambientale: è ormai una variabile economica che incide sulla competitività delle nostre imprese, una vera e propria tassa climatica».
LA «RAREFAZIONE DEL VALORE»
Dietro ai dati positivi sulle presenze si nasconde però un fenomeno che gli operatori del territorio conoscono ormai bene: la «rarefazione del valore». In altre parole, le presenze non si traducono più automaticamente in un analogo aumento della ricchezza prodotta sul territorio: il valore economico generato da ogni turista tende progressivamente a ridursi.
Andrea Maggioni, presidente di AssoTurismo Confesercenti Lombardia, spiega: «Il problema non è la quantità dei turisti, ma la qualità della spesa che generano sul territorio».
Chi viaggia continua infatti a farlo, ma ha ridefinito le proprie priorità: la maggior parte del budget viene assorbita da trasporto e alloggio, mentre si riduce la spesa per shopping, somministrazione e consumi accessori. Un quadro confermato anche a livello nazionale dall’Osservatorio Italiano delle Destinazioni Balneari di JFC: a fronte di un aumento previsto delle presenze del 4,6% e di prezzi in crescita del 4,2%, il fatturato del comparto salirà di appena il 2,9%.
A incidere è anche il potere d’acquisto delle due nazionalità di riferimento del Garda: i tedeschi, che rappresentano circa il 40% delle presenze, e gli italiani, poco meno del 30%, sono entrambi alle prese con difficoltà di spesa.
Maggioni osserva: «Sappiamo bene che in entrambi i Paesi ci sono difficoltà di spesa. I turisti non mancano, ma spendono meno: un aperitivo in meno, una cena in meno, un acquisto in meno. Non è una questione di rincari fine a se stessa o di perdita di appeal, ma di potere d’acquisto reale. La nostra provincia è legata a doppio filo a ciò che succede in Germania, sia nel settore della meccanica sia nel settore turistico».
A rafforzare questa lettura arrivano altre rilevazioni nazionali. Il Centro Studi Turistici di Firenze, per conto di Confesercenti, segnala che la spesa estera in Italia cresce soprattutto nella voce ospitalità, mentre gli acquisti nei negozi aumentano appena dell’1,9% e i trasporti interni calano del 4,6%.
«Lo shopping si conferma la voce più debole della spesa turistica: è la prima a essere sacrificata quando il budget si restringe, e questo penalizza in modo particolare il commercio di vicinato dei nostri centri storici», commenta Maggioni.
Sul fronte dei consumi interni il freno alla spesa delle famiglie è da collegare alla scarsa crescita salariale. Un fattore che, secondo Quaresmini, «non riguarda solo i residenti, ma si riflette anche sul comparto turistico, che aveva sempre beneficiato di una lieve spensieratezza nei consumi».
A completare il quadro ci sono i dati Istat/Isnart di aprile 2026, secondo i quali i prezzi di ristoranti, bar e pizzerie sono saliti del 3,2% nell’ultimo anno e di oltre il 10% negli ultimi tre anni.
«È un contesto di rincari che spiega da solo perché, a parità di turisti, la spesa “extra” si riduca. Non è che la gente non voglia più concedersi un caffè al bar, un aperitivo sul lungolago, una cena fuori o un acquisto in un negozio: è che il conto pesa sempre di più sullo stesso budget, e qualcosa deve per forza saltare», sottolinea Maggioni.
NUOVI MERCATI COMPENSANO IL CALO EUROPEO
Un segnale positivo arriva infine dai nuovi mercati turistici. Cresce la presenza di visitatori provenienti da Regno Unito, Stati Uniti e Brasile, anche grazie al lavoro di Visit Brescia e delle associazioni di categoria per la promozione della provincia.
Tre mercati che stanno compensando, almeno in parte, il calo delle presenze europee e soprattutto la riduzione del loro potere di spesa, contribuendo a mantenere elevata l’attrattività della destinazione bresciana in una stagione caratterizzata da buoni numeri sul fronte delle presenze, ma da una crescente difficoltà nel trasformarli in valore economico diffuso per il territorio.
L’articolo Ferragosto 2026: presenze in tenuta sul Garda e in provincia, ma cresce la «rarefazione del valore». Il caldo pesa sui centri storici proviene da Confesercenti Nazionale.