Festival Internazionale delle Destinazioni, Messina: “Le destinazioni minori come volano delle imprese turistiche”

Il Presidente di Assoturismo, Vittorio Messina, è intervenuto oggi al Festival Internazionale delle Destinazioni che si è svolto a Roma. Riportiamo qui di seguito il suo discorso.

Gentili ospiti, autorità, colleghe e colleghi, ringrazio per il cortese invito e sono lieto di intervenire a questo importante appuntamento dedicato al futuro dei territori e delle imprese turistiche.

Parlare oggi di destinazioni minori significa parlare dell’Italia più autentica. Di quell’Italia fatta di borghi, isole minori, aree interne, piccoli comuni, città d’arte meno conosciute, territori straordinari che custodiscono identità, cultura, tradizioni, paesaggi e qualità della vita. Un patrimonio enorme che troppo spesso è stato considerato marginale, mentre oggi rappresenta una delle più grandi opportunità per il turismo italiano.

La parola chiave che voglio consegnare a questa riflessione è: integrazione. Perché le destinazioni minori non possono crescere da sole, isolate o lasciate alla buona volontà dei singoli operatori. Hanno bisogno di essere parte di un sistema integrato: tra istituzioni, imprese, infrastrutture, mobilità, cultura, commercio, agricoltura, artigianato e innovazione.

Il turista contemporaneo non cerca più soltanto una località. Cerca un’esperienza completa. Cerca autenticità, relazioni, sostenibilità, qualità dell’accoglienza. E tutto questo si costruisce mettendo insieme competenze e risorse.

Integrazione significa anzitutto collegamenti. Non possiamo parlare di sviluppo turistico delle destinazioni minori senza affrontare il tema dell’accessibilità materiale e digitale. Ci sono territori magnifici che continuano a soffrire per carenze infrastrutturali, trasporti insufficienti, difficoltà nei collegamenti interni e persino problemi di connessione digitale. È evidente che senza il diritto alla mobilità non esiste il diritto allo sviluppo. Penso in particolare alle isole minori, che rappresentano uno straordinario laboratorio turistico e umano. Comunità che garantiscono servizi e accoglienza in condizioni spesso difficili, ma che continuano a essere penalizzate da costi elevati, stagionalità e assenza di una normativa nazionale specifica che riconosca realmente le peculiarità dell’insularità minore.

Ma integrazione significa anche costruire reti tra imprese. Le piccole attività commerciali, le strutture ricettive, la ristorazione, i servizi turistici, i produttori locali, gli operatori culturali non devono essere percepiti come mondi separati. Devono diventare una filiera territoriale. È questo il modello che può rendere competitive le destinazioni minori: non la somma di singole offerte, ma un ecosistema capace di raccontare il territorio in modo unitario.

Quando un turista arriva in un borgo o in una piccola destinazione non distingue tra turismo, commercio o cultura. Vive un’esperienza unica. E allora ogni attività economica diventa parte integrante dell’accoglienza. Per questo serve una nuova alleanza territoriale. Serve integrazione tra pubblico e privato, tra programmazione e impresa, tra promozione e servizi reali.

Dobbiamo superare la logica degli interventi frammentati e costruire invece strategie di lungo periodo. Non bastano gli eventi occasionali o i finanziamenti spot. Occorre accompagnare i territori con politiche stabili, formazione, innovazione, strumenti digitali, sostegno agli investimenti e soprattutto semplificazione. Le destinazioni minori possono diventare un grande volano per le imprese turistiche anche perché intercettano le nuove domande del mercato internazionale: turismo lento, esperienziale, sostenibile, enogastronomico, naturalistico, identitario. Ma attenzione: non dobbiamo trasformare l’autenticità in folklore o consumo veloce. La sfida è valorizzare questi territori senza snaturarli. E qui torna centrale il tema dell’integrazione: crescita economica e tutela sociale devono procedere insieme.

Come Assoturismo crediamo che il futuro del turismo italiano dipenda molto dalla capacità di distribuire meglio i flussi, ridurre il sovraffollamento delle grandi città e generare nuove opportunità economiche nelle aree meno centrali. Le destinazioni minori non sono una seconda scelta. Sono una parte fondamentale della competitività turistica italiana.

E allora il compito delle istituzioni, delle associazioni e delle imprese è quello di creare le condizioni affinché nessun territorio resti indietro. L’Italia ha bisogno di un turismo più diffuso, più equilibrato, più integrato. Ed è proprio dall’integrazione che può nascere una nuova stagione di sviluppo per le imprese turistiche e per le comunità locali.

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