Secondo il Fondo monetario in base ad uno scenario di riferimento con durata ed effetti limitati della guerra in Medio Oriente, la crescita globale sarà del 3,1% nel 2026 (-0,2 punti percentuali rispetto alle stime di gennaio)
Le incertezze legate alla guerra in Medio Oriente non risparmiano l’Italia: il Fondo monetario internazionale ha ribassato le stima di crescita allo 0,5% nel 2026 e nel 2027, con cali dello 0,2% per ciascun anno, in base alle ultime valutazioni del World economic outlook (Weo) riviste su quelle di gennaio.
Per la Germania le stime sono di +0,8% e +1,2%, con tagli dello 0,3% per ogni anno.
Il Pil della Francia è a +0,9% e a +0,9%, con revisioni al ribasso dello 0,1% e dello 0,3%.
Sulla Gran Bretagna la crescita è a +0,8% e a +1,3% (-0,5% e -0,2%), mentre la Spagna è a +2,1% e a +1,8%, con limature dello 0,2% nel 2026 e dello 0,1% nel 2027.
La crescita globale quest’anno rallenterebbe al 3,1% se la durata della guerra in Medio Oriente fosse limitata; al 2,5% in uno scenario più avverso ma calerebbe ulteriormente a quasi il 2% nello scenario peggiore di tutti.
Questo significherebbe sfiorare una recessione globale (tasso di crescita inferiore al 2%), cosa che si è verificata solo quattro volte dal 1980, con le ultime due occasioni che corrispondono alla crisi finanziaria globale e alla pandemia di Covid-19.
Secondo il Fondo monetario internazionale in base ad uno scenario di riferimento con durata ed effetti limitati della guerra in Medio Oriente, la crescita globale sarà del 3,1% nel 2026 (-0,2 punti percentuali rispetto alle stime di gennaio) e del 3,2% nel 2027 (invariata rispetto alla precedente).
L’inflazione globale complessiva dovrebbe aumentare al 4,4% nel 2026 e scendere al 3,7% nel 2027, segnando revisioni al rialzo per entrambi gli anni. In uno scenario avverso caratterizzato da aumenti più consistenti e persistenti dei prezzi dell’energia, la crescita globale rallenterebbe ulteriormente al 2,5% nel 2026 (-0,8 pp) e al 3% nel 2027 (-0,2 pp) e l’inflazione salirebbe rispettivamente al 5,4% (+1,5 pp) e poi rallenterebbe al 3,9% (+0,4 pp).
La maggior parte dell’impatto sull’inflazione e oltre la metà dell’impatto sulla crescita nel 2026 derivano dall’aumento dei prezzi dell’energia.
Nello scenario peggiore con danni più ingenti alle infrastrutture energetiche nella regione del conflitto, l’impatto sarebbe ancora più marcato: la crescita globale scenderebbe a circa il 2% nel 2026 (-1,3 pp).
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